Testimonianza di Cesare Ghinelli, della sezione A

Considerando che il nostro sito intitolato “tuttiperuno e ognuno per tutti” è stato concepito non solo per ricordarci gli uni e gli altri ma anche per “darci una mano” nel cammino della vita che ci resta a percorrere, considerando che la redazione ci chiedeva e ci chiede ancora espressamente di farci vivi, condivido volentieri questa mia “avventura” vissuta da bambino, che penso potrebbe essere utile a tutti.

Avevo nove anni e frequentavo la quinta elementare. Il mio più grande amico era Paolo A.M. che un sabato, a fine lezione, mi invitò a casa sua insieme ad altri tre amici per la mattina dopo. 

La domenica mattina, finita la santa Messa, mi feci una bella corsa verso la villa con parco in cui abitava Paolo. Giunto davanti al gigantesco cancello di fine ‘800, vidi gli amici già riuniti che si volsero a me: “- Dai, Cesare, vieni qui!”. Ripartii di corsa verso di loro ma, appena passato il cancello, da dietro saltò fuori un grosso cane lupo alsaziano che mi addentò il tricipite della gamba sinistra e me lo strappò. Usci subito un fiume di sangue; gli adulti presenti mi legarono sopra il ginocchio con una cintura e mi portarono in ospedale.

Qui mi ricostruirono muscolo e tendine perfettamente, tanto che dopo quindici giorni ero di nuovo a scuola. Feci tutta la settimana senza problemi, ma il sabato, all’ultima ora di lezione, cominciai a sentire crampi dolorosissimi alla gamba sinistra, che poi cominciarono a dare segni anche a destra ed al basso addome. Mi trascinarono all’uscita della scuola a fatica e fuori riuscì a percorrere non più di un quarantina di metri: i crampi si stavano diffondendo a tutto il corpo e non riuscivo più a muovermi. Un vigile urbano di passaggio mi vide fermo contro il muro della chiesa del San Sepolcro, mi chiesi come mai non andassi a casa, e saputolo, mi ci portò lui stesso in braccio.

A casa c’era già mio padre, veterinario provinciale di Parma e laureato anche in medicina umana. Quando gli dissi cosa sentivo e come stavo capì immediatamente che cosa avessi: chiamò il nostro medico curante il quale chiamò il direttore della Clinica Medica e udii che parlavano a bassa voce con mio padre, dicendo “È tetano conclamato. È inutile ricoverarlo perché non sapremmo cosa fare. Morirà fra breve.”

Mio padre e mia madre si misero accanto al mio letto e lì rimasero seduti tutto il pomeriggio, la notte e il mattino dopo. Verso mezzogiorno io cominciai a sentire i crampi diffondersi ai muscoli facciali, dolori feroci (studiando poi medicina imparai che è la manifestazione tetanica che precede la morte e si chiama “trisma tetanico”). Mio padre mi chiese se lui e la mamma potevano andare dieci minuti in cucina a farsi un panino (non mangiavano dalla sera di due giorni prima). Io, sempre zitto fra dolori atroci la temperature giunta a 42,5°, accennai di sì con il capo.

Mentre i miei genitori erano di là, sono morto: il mio spirito, con la sua anima, è uscito dal corpo (proprio come dice la Scrittura: “… tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo…” 1Tess 5,23) . Ho guardato il mio corpo ed ho pensato: “Sono morto! Ora sto proprio bene: non ho più quei dolori terribili in tutto il corpo e non mi sento bruciare per la temperatura”. Poi però ho pensato a quando i miei genitori sarebbero venuti ed al loro dolore: rimasi molto turbato.

A questo punto cominciai a galleggiare nell’aria, arrivai al soffitto della stanza, poi fui risucchiato in alto. Mi trovai in una valle con colline stupende, erba verde che mandava luce e fiori mai visti dal profumo delizioso. Vidi ad una trentina di metri Gesù su uno strato di nuvolette bianche come fosse un tappetto sull’erba, mi guardava ed emanava un grande amore; mi avvicinai, mi sorrise, poi puntando un dito mi disse di guardare di là. Vidi la mia stanza ed il mio corpo; dopo qualche secondo rientrò mio padre, si bloccò sulla soglia vedendo il colore del mio viso, fece qualche passo di corsa, mi prese il polso destro, pose due dita sul mio collo, poi scoppiò a piangere e crollò in ginocchio ad un lato del mio letto. Mia madre in ginocchio dall’altra parte del letto piangeva.

Il Signore Gesù mi lasciò vedere questa scena per qualche minuto, poi disse: ”Ora vuoi rientrare?”. La mia prospettiva era di rientrare nel corpo e sentire nuovamente dolori e calore insopportabili, ma la sofferenza dei miei genitori mi indusse a dire di sì. Mi risvegliai nel mio letto senza più un dolore e con 36,1° di temperatura. Tre giorni dopo sono tornato a scuola. Il Cielo esiste, io l’ho visto!

Cesare Ghinelli

Ottobre 2022

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Dopo avere incontrato a piu riprese e sempre piu intimamente nostro Signore Gesù, anche nella mia vita professionale di medico e chirurgo, non ho potuto resistere al desiderio di condividere le mie esperienze e di raccontare come il nostro Dio è vivo e amante della vita, annunciando anche durante convegni di medici che se “il medico cura, è il Signore che guarisce” . Per questo ho pubblicato due libretti:

“GUARIGIONE A PORTATA DI FEDE e gli impedimenti alla sua realzzazione” Ed. Fede e Cultura (Sesta ristampa aprile 2021)

“LE SEDUZIONI MODERNE DEL DEMONIO – Filosofie, tecniche e medicine alternatve: seduzioni orientali e inganni degli ultimi decenni per la distruzione del cristianesimo”. Ed. Fede e Cultura (ottava ristampa giugno 2019)